Artemisia Gentileschi
Artemisia Lomi Gentileschi nacque a Roma l’8 luglio 1593 da Orazio Gentileschi e Prudenzia di Ottaviano Montoni. Orazio Gentileschi era un pittore dall’importante bottega romana, dove anche Artemisia lavorò.
Fu proprio presso la bottega del padre che Artemisia si formò come artista e dove ebbe modo di conoscere Caravaggio, grande artista che influenzò positivamente la sua pittura.
La sua attività presso la bottega del padre termina in seguito al processo avvenuto nel 1612, voluto da Artemisia e dalla famiglia in seguito alla violenza di Agostino Tassi, suo maestro di prospettiva, che al tempo della vicenda era impegnato, insieme a Orazio, alla decorazione di Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma.
Dal processo il Tassi esce praticamente indenne, mentre merita ricordare che Artemisia accetta di testimoniare sotto tortura, di provare la sua verginità precedente allo stupro, e viene sottoposta alla sibilla, supplizio progettato per i pittori, che consiste nel fasciare loro le dita delle mani con delle funi fino a farle sanguinare.
La fama di Artemisia è grande presso i contemporanei, anche recentemente è forse più legata agli aspetti drammatici e romanzeschi della sua vita, e al suo coraggio nell’affrontarli, che ne hanno fatto quasi naturalmente una eroina femminista ante litteram.
Questa lettura però rischia di offuscare la forza con cui Artemisia si impone come pittrice, che a differenza delle poche pittrici a lei contemporanee s’impegna in una la pittura “alta” con soggetti sacri e storici, impianti monumentali; con una totale padronanza della pittura, e abbracciando completamente la lezione caravaggesca, basti pensare a “Giuditta che decapita Oloferne”.
Una donna quindi da ammirare non solo per la forza d’animo dimostrata nell’affrontare un processo che le si è ritorto contro ma anche e soprattutto per essersi imposta artisticamente in un ambiente totalmente maschile.
