
Il femminicidio è come un cancro incontrollato e troppo spesso incontrollabile che affligge il mondo, da sempre!
Troppo poco è stato fatto per porre fine a questa piaga e comunque quel poco resta inefficace.
L’agenda 2030, che nel 2015 è stata sottoscritta da 193 paesi dell’ONU, al punto 5.2 dice testualmente:
“Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico a fini di prostituzione, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento”
Eppure già solo nel 2023 in appena 5 mesi in un paese civilizzato come l’Italia già 47 donne sono state uccise.
Madri, figlie, sorelle ogni giorno subiscono violenze fisiche e psichiche all’interno delle mura domestiche e spesso, troppo spesso l’epilogo è una tragedia.
In questi giorni, esattamente il 27 maggio, un’altra giovane donna, Giulia Tramontano, ha perso la vita per mano del compagno.
La notizia ha sconvolto il paese intero, perché Giulia, oltre ad essere una bella e giovane donna, era in attesa di un bambino al settimo mese di gravidanza.
I telegiornali, i social, internet in genere, ci mostrano immagini di questa ragazza orgogliosa e felice della vita che portava in grembo. Circondata da amici e una famiglia amorevole purtroppo è stata vittima di un mostro.
Oltre a non poter quantificare il dolore provato da tutti i suoi cari, per l’ennesima volta ci si chiede: cosa avremmo potuto fare per evitare questa disgrazia?
Anche se ci sono delle leggi contro il femminicidio, appare evidente che sono servite a poco ed è certo che debbano essere inasprite, perché l’intento dovrebbe essere quello di non dover mai giungere a tale conclusione.
Da alunno, come spesso ci insegnano, penso che sia fondamentale educare l’uomo fin dall’infanzia, al rispetto delle donne e delle persone in genere.
Le donne non sono oggetti, non sono cose che ci appartengono, le donne sono la mamma, la sorella, l’amica, l’abbraccio sincero dove possiamo trovare amore, rifugio, consolazione. Come si può non amarle e rispettarle? E se anche l’amore finisce, allora bisogna lasciarle libere senza accanirsi contro di loro.
Rispetto, educazione, dialogo, suscitare l’empatia, spiegare e non imporsi questi sono i semi che dobbiamo piantare per poter vedere fiorire i diritti delle donne.
Giulia che aspettava un bambino avrebbe insegnato questo al proprio figlio: L’AMORE.